lunedì, 26 febbraio 2007

Smanettando tra le frequenze radiofoniche alla ricerca di qualcosa di poco inquinato vengo irretito da un refrain fulminante: “sotto questo cielo/solo tu resisti/sei come una canzone di mogol e di battisti” Il mio primo pensiero è sato “cazzarola!!”, il secondo è stato che fossero gli elio e le storie tese in uno dei loro più riusciti travestimenti, il terzo che fosse il nuovo inno dei prodi prodiani,  alla fine mi sono arreso, qualcuno aveva davvero scritto queste parole e qualcun altro le stava cantando. In realtà erano in due a cantare, un signore che si inerpicava in una specie di parente alla lontana di un recitativo basso alla vorreimanonposso, alla tengofamiglia, e una signora nel cui fastidiosissimo e inconfondibile timbro ho riconosciuto Mina. Il signore alla radio mi comunica che il signore alla voce si chima Mingardi. Mingardi Andrea. Ora –mi scuso per l’ignoranza- ma non so chi sia questo Mingardi, mentre ovviamente di Mina so tutto, o meglio, so quel che basta. Per quelli della mia generazione, la signora Mina è una tizia in bianco e nero che conduceva parlando e cantando i vari varietà dell’era Rai del democristianissimo Bernabei(e anche se oggi gli Intelligenti ci voglion far credere che quelle trasmissioni appartenevano a un’età dell’oro della comunicazione in confronto alle monnezze mediaset, a me sembra che tra il dadaumpa delle kessler e il culo delle veline ci sia poca differenza d’intenti, ma d’altro canto sono gli stessi Intelligenti che ci fanno credere che i film con Luc Merenda, Tomas Miliam, Lino Banfi ecceteraeccetera siano dei capolavori da riscoprire - ha fatto più vittime il tarantinismo di berlusconi), che a un certo punto la suddetta signora è scomparsa nel nulla ammanendoci ogni anno un capopopopolavoro dal suo ritiro svizzero. Cose tipo minacantasinatra, minacantamina, minacantabattisti, minacantleprevisionideltempo, e spero finalmente di ascoltare minahapersolavoce. Ecco mina mi ha sempre innervosito con quel suo birignao dello swing più irritante, trasversale e democristiana come il truogolo da cui artisticamente nasce. Ma poi penso di esser troppo moralista, che il popolo bue ha sempre quel che si merita(tipo il governo ProdiJ). Ma con quel fulminante refrain Mina è finalmente entrata nelle mie grazie, ha trovato un posto nel mio personale e collettivo museo degli orrori sintatticosemantici, ora è lì accanto al trottolinoamorosoduddududaddada, al prendiunadonnafalledelmale, a guardolavitadaunoblò. Son soddisfazioni. Anche se per me, il top nel campo, è quel viaggiatoriviaggianti di quel paraculo di ivano fossati, ma lui conosce bene i suoi polli. Non bisogna infierire, E’ quaresima. Prodi cade e risorge. Lasciamogli guardare le stimmate(ai polli), alztichesistaalzandolacanzonepopolareeeeeeeeeeeeee

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lunedì, 12 febbraio 2007
egregio Roth, P.,
questo non doveva farmelo.
Come Lei certamente non saprà, io, sono un Suo devoto lettore. Anzi, una delle innumerevoli categorie in cui suddivido il mondo è quella tra che legge Roth, P. e chi non lo legge, e ancora di più, tra chi legge Roth, P. e chi Legge Roth, P.. Credo di possedere tutto quello che Lei ha scritto in svariate copie, edizioni e lingue. Se avessi ancora l’età per appendere poster al muro non avrei dubbi nello scegliere tra la Sua faccia o jennifer lopez, eminem o pierferdinando casini. Poi Lei ha proprio un bel faccione. Assomiglia a un vecchio attore, ora credo defunto, del cinema neorealista poi passato a fare le pubblicità del tè ati:tal massimo girotti; credo Lei lo abbia conosciuto dagli schermi di qualche cinemino d’essai del village quando era ancora uno studente e passava i pomeriggi a farsi una cultura. Lei ha solo i tratti –mi scusi- un po’ più proletari, come un Girotti che invece di tirar tardi con visconti e tampinare la magnani abbia passato una vita a farsi il culo alla pressa della fiat.  Insomma, a farla breve, il 30 gennaio, data pubblicizzata per l’uscita del suo libro mi sono recato presso una libreria e ne ho strappato di mano una copia a un commesso che stava tirando su una torre pencolante col Suo ultimo Capolavoro. Per me è un rito acquistare un Suo libro il giorno stesso dell’uscita. E’ un gesto che riservo a pochi. Da bambino lo facevo con Tex Willer. Da giovinotto con i nuovi dischi di Wyatt o degli XTC. Dopo l’avvento del cd, supporto che rende alle mie orecchie snob Al Bano e Miles Davis praticamente uguali, mi è rimasto solo Lei. L’oggetto, devo dire, mi ha subito colpito. Questa luttuosa copertina con il titolo in bianco, in caratteri molto piccoli. So che ha preteso che la copertina fosse mantenuta uguale in tutto il mondo. Una cartacea urna cinerarea che milioni di lettori stanno osservando in tralice nei cinque continenti. Ora, chi mi conosce, sa che sono una persona dai modi gentili e riottoso alla volgarità, ma, Le devo confessare, il mio primo istinto è stato quello di una antiiettatoria grattata di coglioni. Ho letto il Suo coso nero nell’ultimo w.e., tutta una tirata, com’è duopo con i suoi libri, e già all’inizio qualcosa non mi tornava, un personaggio senza nome, che, deduco dal titolo, dovrebbe essere tutti noi, quindi mi son detto “qua si va nel metaforico” , e a me, come Lei non saprà, il metaforico perplime, sono un incompetente nel campo metaforico e a dirla tutta trovo le metafore una grande rottura di scatole, che uno deve starle a capire, e poi il romanzo è già in se una metafora, così diventa una metametafora; dovrebbero mettere un bollino rosso su alcuni libri: “attenzione questo libro contiene metafore”. Dopo poche pagine mi sono tranquillizzato, la metafora non c’è, si parla di morte punto e basta. E a me i romanzi col morto non dispiacciono. Anche i film col morto. E le canzoni col morto. Solo che Lei qui mi dice che a morire dovrei essere io. E questo mi piace un po’ meno. E come lo dice. Arrivato dalle parti dell’operazione alla cistifellea ho pensato:”ma come, Le abbiamo fatto vincere premi pulitzer, national book awards, e non so quante altre carrettate di riconoscimenti, Le abbiamo fatto scrivere alcuni dei più importanti libri degli ultimi decenni come la pastorale americana o il lamento di portnoy per ritrovarci alfine tra le mani questo oggettino stitico che ci rimbrotta che tutti dobbiamo morire? faccio prima a scendere al bar qua sotto e un avventore qualunque, capato a caso, sa dirmi “tanto hai da morì!”” Arrivato dalle parti dell’intervento a cuore aperto ho pensato invece” vado a fare pipì tanto non mi perdo niente”, quando poi sono giunto agli strologamenti dell’everyman col becchino mi son sentito esclamare “ Mr. Roth, questo è un mezzuccio di bassa lega, una trovatina da guitto, roba che può tornare buona al massimo per l’inserto letterario del sabato di repubblica”. Quando finalmente l’everyman è schiattato ho concluso ”Facciamo finta di niente, facciamo finta che questo libro non l’abbia mai letto, che Lei sia ancora il più grande scrittore degli ultimi trent’anni”. Il libro l’ho buttato nel cassonetto per il riciclo della carta, che magari porta pure sfiga a tenerlo in casa, e visto che tutti si deve morire libro più, libro meno….
con annoiata stima, Suo gloriagloom
postato da: gloriagloom alle ore 09:41 | Permalink | commenti (7)
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