Io, i capelli, li taglio ogni sei mesi. Vado sempre dallo stesso barbiere. E’ lontano, ma non importa. Lui mi capisce. Mi ha visto crescere ma non sa nulla di me. Non rompe le palle con inutili domande e io non lo tedio con risibili informazioni sulla mia vita. Non è il mio analista, non è mio amico né mio confidente. E’ uno che mi taglia i capelli e io lo pago per la prestazione d’opera. Un rapporto sincero cementato attraverso i decenni. Non devo neppure spiegargli come lo voglio, il taglio, ne ha uno solo, sempre lo stesso per tutti. E’ una vecchia barberia, la sua, non nel senso d’epoca ma proprio di vecchia, cade tutto a pezzi, le sedie cigolano, gli specchi sono incrinati e incrostati, i clienti incartapecoriti e silenti su un divanetto tritticante a leggere una copia spiegazzata del Messaggero, mai quella del giorno. Sembra di stare dentro Everything Is Broken di Bob Dylan, per chi la conosce. Quando arrivo io si può dire che insieme a me entri l’ala della giovinezza. Ed è tutto dire. Uno dei pochi posti dove sono ancora il più giovane dei presenti. Di lui però qualcosa, senza averne l’intenzione, ho carpito. So che gli piace il liscio. E’ la colonna sonora costante di ogni seduta. Niente radio o cd, solo vecchie musicassette ansimanti. Copertine con improbabili cantanti imbrlillantinati o false bionde dalla capigliatura lunga e sciolta. Mentre taglia ci canticchia sopra. Nei momenti topici va in battere con le forbici insieme al basso. In quei frangenti sembra proprio di esserci in qualche enorme sala da ballo a spiare i movimenti di gambe dei ballerini. Altro che istallazioni di arte contemporanea o musica d’ambiente di Brian Eno. Il mio barbiere è molto meglio. L’altro giorno era il giorno. Sono arrivato davanti al negozio pregustandomi il giornale della settimana prima e romagna mia, invece la saracinesca era abbassata. Ho chiesto lumi al proprietario del negozio di surgelati accanto e ho scoperto che il mio barbiere era morto. Mi ha detto "Non lo sa? Luigi è morto in luglio." Dopo oltre venti anni ho scoperto anche il suo nome.
Quindi, caro Luigi, sappi che neppure in questo frangente ho tradito la tua fiducia. Non ho cercato asilo da qualche tuo sfocato epilogo, anche perché non ce ne sono. Non lo sapevo ma mi avevi viziato. Ho scoperto, da fesso ritardato quale sono, che in questi decenni, mentre tu mi tenevi al tepore del panno caldo dopo la barba, i barbieri sono molto cambiati. Eppure vedendo a zonzo tutti quegli stronzi con pettinature da stronzo avrei dovuto capirlo. In un mio timido giro il giorno dopo ho scoperto barbieri che intrattengono i clienti con librerie fornitissime; barbieri che hanno delle inservienti al taglio( Luigi, la divisione e la specializzazione del lavoro ci ha colto impreparati, eppure Marx ci aveva avvertitoper tempo) bardate come le veline, e dal listino prezzi verrebbe da pensare che dietro alla parola taglio ci siano altre e più specializzate prestazioni; barbieri che il negozio sembra averglielo progettato Renzo Piano; barbieri di cui non so dire nulla perché alla porta c’è un buttafuori. Insomma, caro Luigi, ho seguito il tuo telepatico consiglio e mi sono recato al più vicino Hard Discount dove per euro 15 ho comperato una macchinetta fai da te con lame in plastica dentate di ogni misura e per ogni taglio. Ora mi accingo all’opera, ho anche messo su un cd in tuo onore, non è liscio, ma è country, non t’incazzare, lo so che non è la stessa cosa ma quasi, poi sai, la globalizzazione e tutte quelle altre stronzate, su qualcosa, Luigi, dovremo pur cedere, son tempi di merda questi.











