martedì, 27 novembre 2007

Accendo la tv durante la notte. Una rete Mediaset. Parlano del delitto di Perugia. Passano immagini di interni della casa del delitto, un montaggio molto veloce, una voce di donna fuori campo, voce impostata, attoriale, elenca le virtù della vittima. A un certo punto mi confida, la voce, che stava leggendo, la vittima, un libro di Ian McEwan, Bambini nel tempo. Stacco sulla copertina del libro, zoommata su titolo e marchio della casa editrice, Einaudi, serie economica, poi due mani che sfogliano velocemete il volumetto e si ritorna sulla copertina e qui ci si soffermia ancora qualche secondo. Ora, caso vuole, che Einaudi e Mediaset abbiano qualcosa in comune, il proprietario, e che, guarda sempre il caso, in questi giorni sia in libreria il nuovo libro di Ian McEwan. Il mio non vuole essere ingenuo moralismo, anzi, ma un plauso alla lodevole iniziativa; la lettura, si sa, è un’attività ricreativa di nicchia, testimonial come aldogiovanniegiaocomo o bonolis sarebbero un investimento troppo gravoso per l’industria editoriale, meglio un cadavere, costa niente ed è anche assai simbolico. Ora, suggerirei che, il prossimo morto ammazzato, venga ripreso direttamente con l’ultimo libro di Bruno Vespa in  mano, magari stretto al petto con il logo dell’editore in evidenza, mentre lì accanto uno del ris incarta residui organici in un foglio di Libero e la tv, rimasta casualmente accesa sulla scena del delitto, manda uno spot delle assicurazioni sulla vita Mediolanum; chissà se la poverina di Perugia ne aveva una, bisogna essere previdenti…

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lunedì, 26 novembre 2007

E' in giornate come questa, con un cielo lattiginoso che invade ogni cosa, l'albero davanti alla finestra - non mi ricordo come cazzo si chiama o forse non l'ho mai saputo- stritolato da una serpentina di foglie rossoaututnno, il gatto che mi guarda nervoso, indeciso se andare fuori a scopare o restarsene sulla mio stomaco a dormire, la vicina vecchia e rompiballe che mi bussa alla porta per scroccarmi una sigaretta, il telefono che non suona e se anche suonasse non risponderei, il nuovo libro di mcewan interrotto a metà che giace da giorni dimenticato sul pavimento, l'apparire di inquietanti macchie rosse sul corpo-il morbillo l'ho avuto, quindi mi sa che è peste-, il burro di arachidi terminato, ecco, è in giornate come queste che ascolterei volentieri una nuova canzone degli XTC(ma non un cd, dovrebbero proprio venire loro a casa mia e cantarmi qualcosa mentre faccio il bagno o sto per addormentarmi).

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martedì, 20 novembre 2007

tickytackyticky di gloriagloom * (Libro) in NarrativaAnalista: mi parli di tickytackyticky

Gloriagloom: per prima cosa, Dottore, si pronuncia tìckytaaackytìcky, accento forte sulla prima sillaba, debole sulla terza con un allungamento vocalico tipo swing dei poveri e di nuovo forte sulla quinta. Ad esser pignoli, trattandosi di un papocchio canzonettistico, è un 6/8,  due semicrome(tì-cky), una croma(taaa)+ una semicroma(cky), e di nuovo due semicrome(tì-cky), pausa e poi si ricomincia, ad libitum, anche se sulla copertina è riportato una sola volta.

A: una sorta di frase simbolica, totemica.

G: più che altro una stronzata

A:non cominciamo bene signor Gloriagloom. A proposito, mi tolga una curiosità, perché pur essendo di sesso maschile adotta un nome che può trarre in inganno?

G:al massimo trae in inganno quelli sessualmente disturbati come lei. Trattasi di citazione incolta, canzonettistica.

A: torniamo a tìckytaaackytìcky…

G: In realtà nasce da un’idea di un noto blogger, Artur Scantini, per quanto lui nicchi sulla correità…

A: un caso di rimozione?

G: un caso di minimalismo

A: un minimalismo di tipo fonetico-concettuale? Un piccolo nucleo di pensiero che nel tempo muta quasi impercettibilmente sino a diventare qualcosa di altro?

G: no, tipo il mio gatto, quando è inverno, fuori fa freddo e dentro c’è un termosifone caldo. Ma nel caso di Artur immagino ci sia un divano, un camino acceso, un bicchiere di vino, un libro, un impianto hi-fi, dei bambini. Insomma, per i minimalisti, la strada che divide il divano dal computer è lastricata da insidie.

A: e quindi?

G: quindi se vuole saperne di più sulla genesi del papocchio acquisti lo stesso e legga la prefazione dello Scantini in persona(ovviamente prefazione minimalista).

A: va bene, saltiamo la genesi. Mi parli del resto. Di cosa narra il papocchio?

G: è un romanzo di formazione

A: tipo linea d’ombra?

G: no, tipo il primo numero dell’Uomo Ragno che oltre agli Zap, Sdeng, Ruuumbleee ha anche una colonna sonora, di Robert Wyatt.

A: Robert Wyatt??

G: un mastro canzoniere minore. O maggiore. A secondo dei punti di vista

A: ma lei non è un po’ cresciutello per cianciare di canzonette?

G: voglio tranquillizzarla. Dentro c’è anche un pizzico di sesso.

A: complesso di Edipo? Zoofilia? Masochismo? Delitti rituali post-accoppiamento?

G: non sbavi così Dottore, scherzavo. Però ci sono amorazzi adolescenziali, sperpero giovanile, letargia adulta, sostanze stupefacenti, fumetti educativi, brutti dischi, Canzoni Perfette, appunti geografici, topografia, cantanti morti, miserie tecnologiche, visioni future, invettive gratuite, giudizi a cazzo, molte parolacce, una teoria di personaggi minori e anche uno psicanalista che le somiglia. Lui è un personaggio importante.

A: stessa scuola?

G: stessa idiozia

A:……

G: per dirla in una sola stronzata è un papocchio intorno a concetti imprecisi. Ma è un figlio bello, quindi è giustificato.

A: un figlio bello? mi faccia capire…

G: lo chieda a mio padre, in senso editoriale, è lui che sparge figli belli nel mondo. E’ una specie di Lorenzo dei Medici in leggero sovrappeso, anche se è un po’ che non lo vedo di persona, magari nel frattempo è andato in una beauty farm. Per lui son tutti belli, per me alcuni più altri meno, ma io sono malmostoso, invidioso e inaffidabile.

A: mi faccia i nomi

G: sono anche pavido

A: il tempo sta scadendo e lei non mi ha ancora fatto capire cosa è questo tickytackyticky

G: vada sul sito lulu.com, nel negozio dei figli belli e lo acquisti. E’ un libello semplice e di facile comprensione. Per tutti. Basta essere un po’ più svegli di Bondi o di Bruce Springsteen e non ci sono problemi. Potrebbe capirlo anche lei.

Qui è possibile scaricare introduzione e primo capitolo in formato word

Qui invece l'audio della prefazione di Scantini


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martedì, 13 novembre 2007

Io credo ai buchi spazio-temporali, a porte che si aprono improvvise su mondi parelleli e speculari al nostro e da nostri doppi popolati. Questo mio convincimento non è una conseguenza dell’utilizzo smodato di tutte quelle sostanze chimiche e naturali in gioventù, ma frutto dell’esperienza diretta, di accadimenti che in altro modo non saprei spiegare. L’ultimo qualche giorno fa, a Roma, in pieno centro, sulle strisce pedonali ubicate tra l’Area Sacra e la Feltrinelli( son strisce simboliche  quelle, uniscono stelle e stalle, da Cicerone a Travaglio, dalle vestali alle vallette etc..etc..). Son strisce strette e intasate di corpi, strisce veloci con un verde di pochi secondi  che spesso costringe a una permanenza coatta e promiscua su una specie di micro isoletta pedonale al centro dell’incrocio. Insomma ero lì quando mi sento afferrare un braccio e odo apostrofare da voce femminile il mio nome. Mi volto e abbasso lo sguardo su un volto e su una figura a me completamente sconosciuta. Una donna circa della mia età, di bassa statura, con un viso rubicondo devastato da un trucco volgarmente televisivo. Mentre lei allaga il suo sorriso su un arcipelago di denti bianchi e perfetti io ripasso mentalmente il mio database di volti e nomi cercando il record giusto. Niente da fare. No record found. Prendo tempo mimando anche io un fantasma di sorriso. Errore fatale. Lei si alza sulle punte e distribuisce una coppia di baci al rossetto cancerogeno sulle mie guance dopo aver ripetuto il mio nome. (scusate la divagazione, ma io i bacetti sulle guance come forma di saluto non li sopporto proprio. Solo a pochi e selezionati esseri umani permetto questa forma d’intimità nei miei confronti. Trovo questa pratica diffusasi in modo esponenziale negli ultimi anni una diretta conseguenza della schizofrenia televisiva, o peggio, un’ipocrisia banale e volgare, da galateo newage, l’how do you do? degli americani, tra un calcio alle palle e un bacetto sulla guancia non vedo alcuna differenza). Comincia a parlare. Mi parla di suo marito, un giornalista(non conosco nessun giornalista), che a quanto pare è un mio caro amico, mi rimprovera che da quando si è trasferita a Viterbo sono andato a trovarla una sola volta(mai stato a Viterbo in vita mia), pone qualche domanda sulle mie cose( e qui mi vengono i brividi perché riconosco alcuni nomi e situazioni mentre altre no), mi tratta con una confidenza imbarazzante, tenendomi stretto al braccio mi trascina in un bar dove sediamo un quarto d’ora chiacchierare. Lei disinvolta e tranquilla io afasico e terrorizzato. Alla fine mi dice che deve scappare a prendere il treno per Viterbo. Sembra sinceramente dispiaciuta. Scrive su un foglietto il numero di telefono di casa e di cellulare. Dopo tutto torna normale, le facce idiotre dei turisti e quelle lupesche dei romani, l’ultimo mcewan che occhieggia dalle vetrine della feltrinelli, i neoschiavidigitali che si sbaciucchiano sul marciapiede, la foto dell’accoltellata di perugia che mi sorride dalla vicina edicola. Non ho buttato il foglietto con i numeri telefonici, magari un giorno chiamo e una voce registrata dall’altra parte mi dirà che siamo nell’anno 2148 e che Viterbo è il nome di una luna di marte.

postato da: gloriagloom alle ore 19:50 | Permalink | commenti (5)
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