venerdì, 28 dicembre 2007

Ho sognato di trovarmi alla stazione Termini, al piano di sotto, nel centro commerciale, in quell’open bar tutto nero che vende cibo da asporto finto giapponese, wok,zoc,bok o come cazzo si chiama, in compagnia di un gruppo di venditori, vestiti tutti uguali, anche io come loro, ognuno con una pesantissima e deformatissima borsa, siamo un gruppo di venditori di incudini, ogni tanto qualcuno cade a terra sfinito, senza la forza di rimettersi su, solo che io non sono come loro, la mia borsa è vuota, sono un impostore, sono lì in missione per conto di Dio, ho un appuntamento segreto con Alice Munro. Era un sogno assurdo e febbrile, dettato dal fatto che il giorno di Natale avevo la febbre a 40,  stavo cercando di leggere l’ultimo libro della Munro e in tv stavano dando i Blues Brothers. Questo all’apparenza. Non ho un approccio Freudiano ai sogni, quella è roba da maniaci sfigati con problemi di ego e iperesposizione alla tv, il mio è un approccio Dickiano ai sogni, nel senso di Ph, K., i miei sogni sono i sogni di un altro e i suoi quelli di un altro ancora e così via fino ad arrivare a un ragazzino bizzoso in semivita sospeso in qualche liquido amniotico che genera universi come bolle di sapone, o in alternativa sono effetti di una droga estratta da un lichene marziano che simula esistenze, universi e sogni per farci sopportare la nostra esistenza di coloni plutoniani al soldo della Mediolanum Inc. Comunque sia,  i venditori son scomparsi sopraffatti dalle loro incudini  ed è comparso mio padre, sono anni che non sogno mio padre, ma è mio padre di una vecchia foto del dopoguerra, giovane e felice, con una camicia a scacchi, ed è molto più giovane di quanto sia io adesso, e la cosa mi imbarazza, anche perché sto aspettando la Munro che è invece molto più anziana di me. Forse sono due sogni sovrapposti. Almeno spero. In realtà non è che abbia mire sulla Munro- per inciso insieme a Ph. Roth lei è la più grande scrittrice vivente- è che ho sempre desiderato incontrare una donna che somigli a un personaggio della Munro, in più dovrebbe anche piacerle la musica rock e i dischi della Motown, e fuggire con lei in qualche perduto pertugio canadese a dare il la a una catena di avvenimenti orribili e inevitabili. Mio padre però ha rovinato tutto. Quindi mi sveglio, prendo l’antibiotico e torno a estrarre liquido criogeno dal mare ghiacciato di Plutone, immerso nella sua notte eterna.

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lunedì, 24 dicembre 2007

D'improvviso le strade sono piene di cani con il maglione.  Proprio maglioni: dolcevita, polo, manica lunga o corta, uno indossa addirittura un cappellino di lana. Ho sempre avuto paura dei cani, ora ne ho molta di più.

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mercoledì, 19 dicembre 2007

Ieri sera pubblica lettura imprevista e improvvisata di tickytackyticky. Divertente e nervosa. E anche utile; l'ingenuo Gloriagloom ha ricevuto alcune lezioni di vita: mai insultare pesantemente e ripetutamente Keith Jarrett e i suoi ascoltatori quando si ha di fronte un pubblico di teste di cazzo neurodigitali con l'I-pod; mai dare delle teste di cazzo neurodigitali con l'I-pod a delle teste di cazzo neurodigitali con l'I-pod;  non utilizzare incidentali in numero superiore a due se lo spettabile pubblico di teste di cazzo neurodigitali con l'I-pod ha meno di 30 anni; evitare di dare del coglione a chi non ha nai letto Ubik di Ph. Dick.  Per parafrase lo spettabile signor Zappa: Does Humor Belong In Reading?

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venerdì, 14 dicembre 2007
Da qualche giorno sono tornato al lavoro dopo un paio di mesi in cui mi hanno pagato per starmene a casa: trovo tutto cambiato. O perlomeno sono cambiate le cose essenziali. Il bar dietro l'angolo ha cambiato gestione. A una sterminata famiglia di cinesi si è sotituita una ridotta famiglia di cinesi. Uno solo. Un cinese gigantesco, un ex pugilatore con un faccione sproporzionato appoggiato su due spalle extralarge. Entriamo in confidenza abbastanza in fretta. Lui è davvero un duro. Quando sarò ricco e famoso lo ingaggerò sicuramente come capo della security oppure potremmo mettere su un giro di taglieggio di commercianti, io riscuoto e lui distrugge i negozi dei morosi. I venditori di kebab da due sono diventati tre. Quello siriano odia il curdo che odia il turco. Tutti e tre odiano il cinese. Io continuo a tenere pe il cinese. Il lavoro invece è la solita rottura di coglioni senza fine. La prima che incrocio è la psicologa(psicologa del lavoro? relazionale? motivazionale?, boh! non l'ho mai capito, nè ho mai capito perchè si butti pubblico denaro per far lavorare quei loschi figuri lì), è agitata e su di giri, ha bisogno di 60 bandane nel giro di poche ore per non sò quale simulazione motivazionale, immagino con sgomento 50 dipendenti di ente pubblico, avanti con gli anni, che indossano la bandana immersi in qualche stronzata cognitiva, la mando dal cinese del bar che certamente conoscerà qualche sartoria clandestina in un qualche puzzoso scantinato, e così è, guadagno  punti e caffè. Entro nella mia aula e ritrovo i mie discenti. Parlo, parlo e parlo. Parlo 6 ore al giorno per cinque giorni la settimana. Da anni. Mi piace starmi a sentire. Questo è l'unico escamotage che ho trovato per rendere accettabile la questione. In questi giorni cerco di calcolare quante volte riesco a infilare la parola "allorquando" durante la lezione.  Tempo fa in vece ero fissato con il calcolare quante incidentali riuscivo adutilizzare in un periodo. La prossima settimana voglio riuscire a infilare "sintesi clorofilliana" in un discorso. 
Dai pugile cinese, andiamo a ra
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lunedì, 10 dicembre 2007

Sarò demagogico, ma mi girano. Il capitale ferocemente asettico e pulito di questi anni belli e digitali ha ricominciato all’improvviso a puzzare di cadavere, puzza di bruciato. In un secondo si è tornati a condizioni da prima rivoluzione industriale che nemmeno nella Londra Dickensiana. Ma è solo un abbaglio, una percezione, una svista. Almeno a sentire loro, o meglio a non sentirli. Mentre seguivo l’altra sera, da televideo, la conta dei morti di Torino, cercavo intanto sulle varie reti qualche approfondimento, qualche news, qualche mea culpa, qualche sindacalista, qualcuno incazzato, almeno turbato, contrito, qualcosa insomma che desse la misura dell’accaduto. Invece da mentana  si parlava di pubblicità, i telegiornali davan la notizia dopo gli scazzi tra la maggioranza, dopo la cosa rossa, dopo il maltempo. Solo quando il giorno dopo si è mosso Prodi con un comunicato salomonico e surreale a notizia è diventata la prima. Ma anche lì… il ministro del lavoro tra un siam vicino alle famiglie e un dobbiamo migliorare gli standard della sicurezza insinua che comunque quella era una  fabbrica altamente sindacalizzata e se non se ne accorto il sindacato…. e il sindaco do Torino che oggi sul corriere butta lì la stessa insinuazione…ma così, tra le righe…. Poi capiamoli. La sinistra ha altro da fare in questi giorni, Bertinotti ha da marcare il territorio al parlamento, Pecoraio Scanio deve salvare la gallinella d’acqua e gli operai anche da morti sono un tabu’ così forte che nemmeno la tv sa come venderli, almeno avessero fatto il piacere di morire ammazzati, violentati, drogati…che diamine, siate collaborativi.  

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martedì, 04 dicembre 2007

La sovrana lettriceChesil BeachHo letto questi due libri negli ultimi giorni –non per il desiderio di accrescere la mia pencolante subcultura ma perché da qualche tempo le mie giornate  somigliano alla giornata tipo di un semivivo ospite del moratorium dilettissimi figli di herbert schoenheit von vogelsang-  e li ho trovati uno bello assai e uno brutto assai. Il libro di Bennett è quello bello, il libro di McEwan è quello brutto. Strano, a priori avrei scommesso sul contrario. E i motivi erano tanti. Il più importante è che il libro di Bennett è edito per i loschi tipi dell’Adelphi, e i libri dell A., si sa, portano sfiga, o almeno portano sfiga nel mio particolare universo di riferimento, meno delle canzoni di Joni Mitchell e più del mio amico F. che ogni volta che l’incontro mi capita subito dopo qualcosa: gli voglio bene a F., ma ho dovuto cancellare il suo numero dalla rubrica del cellulare, i dischi della Mitchell mi è bastato distruggerli e sotterrarne le ceneri in una notte senza luna, anche se, nelle giornate di tempesta, nascoste nel sibilo del vento, mi sembra di riconoscere qualche nota di Hejira e l’eco spento di un’accordatura aperta in Sol;  il libro di Bennett me lo hanno regalato e dato che la persona che me lo ha donato non mi è così simpatica e nulla ho mai fatto per nasconderlo, ho subito pensato che anche nel suo universo i libri di quell’editore portassero sfiga e il tutto fosse una macchinazione ai miei danni e magari, tra le pagine, fosse celato l’ultimo cd di Joni Mitchell e una foto del mio amico F.;  insomma, per farla breve, ho preso il libro, ho ringraziato, e l’ho lasciato qualche giorno sul tavolo a inzaccherarsi di macchie di caffè e avanzi di cene, in modo che perdesse, la copertina, quel timbro pastello con cui l’Adelphi inzacchera tutti i suoi volumi, credo sia quella tonalità pastello, che fa tanto mitteleuropa versione Disneyland, a influire sulla sfiga e intanto ho preso a leggere il mecchiuan, un libricino smilzo il cui costo per pagina è in proporzione maggiore a quello di un barile di petrolio, ma a metà mi son dovuto fermare e abbandonarlo aperto in terra nei pressi del divano -dove ancora giace-  per sopraggiunta noia; è la storia di una mancata scopata, esposta con mancato stile e descritta con mancata scrittura che ha come risultato una mancata erezione intellettuale o almeno intrattenitiva nel lettore, sarà un sicuro successo.Il libro di Bennett era  nel frattempo giunto a un buon risultato di sfregio e mascheramento, quindi mi sono azzardato a prenderlo in mano. Timoroso ancora, devo confessare, nonostante le macchie circolari lasciate dalla tazzina del caffè e i grumi viscidi di marmellata al limone, e ho cominciato a leggerlo con la prevenuta prosopopea dello stronzo. Cazzo che libro! “La sovrana lettrice” è una overdose di divertimento e intelligenza, come direbbe una eventuale marchetta pubblicitaria, se ci fosse. Ma di più non posso dire, dato che mentro scrivo sta per cominciare il primo episodio della terza serie di Lost e quindi non ho più tempo per le facezie, se non compratelo, o ancor meglio rubatelo, e dopo aver ridipinto la copertina  leggetelo in piena sicurezza, senza timore. In caso contrario io vi ho avvertito, non vi lamentate dopo se scoprite che il vostro fidanzato/a vi tradisce, se il vostro conto è in rosso, se il vostro cane ha la scabbia o se vostra figlia vi confessa di essere innamorata di uno del partito del popolo delle libertà o come cazzo si chiama. Con l’Adelphi non si scherza!

postato da: gloriagloom alle ore 12:37 | Permalink | commenti (7)
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